The day after – 20 Aprile 2013

Apr 23, 2013 by

Sono stati giorni davvero terribili: dentro di mesia la parte di parte di cittadino comune che di elettore del PD sisentono pugnalate ed hanno una gran voglia di parlare, di sfogarsi,di prendere un treno per Roma a fare due chiacchere “amichevoli“con i grandi Elettori.

Certo ho anche un notevole vantaggio rispetto all’elettore cittadino: come amministratore locale da domani posso trovare conforto nell’attività quotidiana continuando a buttarmi a capofitto nell’organizzare percorsi partecipativi, nel segnalare buche, nel proporre nuove piste ciclabili ecc ecc.

Ma cosa è successo?Ancora non me ne rendo conto anche se era chiaro che la situazione di equilibrio scaturita dalle elezioni fosse foriera di soluzioni difficili e imprevedibili.

Bersani ci ha provato,senza troppo lucidità ne fortuna, ma di fatto è stato abbattuto anche da chi probabilmente aveva anche questo come ultimo (o primo) obiettivo. Un vero e proprio delitto perfetto in cui l’unico morto èstato il PD senza che poi niente sia veramente cambiato. Un altra vittima, ben più importante rischia di essere l’Italia, ma questa prospettiva sembra non avere influenzato le mosse dei nostri rappresentanti.

La soluzione Marini cheper molti era foriera di un accordo con il PDL si è trasformata nell’opzione Napolitano che sarà sicuramente vincolata ad un governo di larghe intese, in continuità con quell’agenda Monti che tutti sognavamo di mettere finalmente in un cassetto.

Da qui la profonda preoccupazione per il futuro del Paese: abbiamo sempre voglia di protestare, occupare la sede è successo per la proposta di eleggere Marini?

La mia parte di elettore PD prende atto che il Partito Democratico non ha saputo liberarsi dapersonalismi, ruggini e egoismi facendo dell’aula parlamentare una sorta di regolamenti di conti neanche degna di un congresso, perchè avvenuta avvalendosi della maschera del voto segreto.

Tutti sono usciti sconfitti nel PD: su tutti aleggia il sospetto di essere uno dei 101 franchi tiratori che hanno definitivamente affossato un possibile(anche se difficilissimo inutile negarlo) governo di cambiamento proposto da Bersani: non è sufficiente proclamare la propria innocenza, abbiano invece il coraggio di denunciare chi, con il suogesto scellerato, ha minato le basi gia fragili del partito. Se cosi non fosse, nel mio partito non c’è posto per loro.

Come sempre nei momenti drammatici la tentazione naturale è quella di appigliarsi disperatamente a qualcuno, delegare dolori e speranze: non credo chesia la cosa giusta, dobbiamo essere lucidi e spietati se necessario.Nonostante sia crollata la casa e io, come molti altri, sono scosso e incazzato non ho perso la speranza di costruire un Partito Democratico fondato in primis sul sudore degli amministratori, dei segretari di circolo e di tutte le persone che in questi anni con dedizione e entusiasmo hanno dato forza al Partito Democratico.

Dunque se il dilemma è se tagliare i rami o l’albero intero, l’unica consapevolezza da cui ripartire è che abbiamo ancora un terreno fertile dove seminare un nuovo albero solido e forte: ma dobbiamo farlo in fretta prima che il terreno inaridisca o peggio sia invaso dalle locuste.

Renzo

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Spunti di riflessione sui Quartieri ( intervento Festa Democratica Mercoledi 7 Settembre)

Set 7, 2011 by

Spunti di riflessione sui Quartieri – Settembre 2011

Situazione attuale:

I Quartieri fanno parte integrale dell’organizzazione della macchina amministrativa comunale: le funzioni sono individuate nell’apposito regolamento e specificate nei dettagli dai criteri direttivi che vengono redatti dalla Giunta Comunali e approvati dal Consiglio Comunale.

In seguito proprio ai criteri direttivi elaborati dalla Giunta Comunale nell’anno 2010 si sono manifestate numerose criticità che hanno portato i consiglieri di Quartiere del Partito Democratico a richiedere un confronto con il Partito cittadino e con il responsabile enti locali del PD cittadino, Andrea Ceccarelli. Il risultato è stato un documento articolato in 10 punti (Maggio 2011) con richieste specifiche all’Amministrazione per garantire ai Quartieri la possibilità di esercitare le proprie deleghe.

Molte delle richieste erano legate alla necessità di rafforzare le capacità gestionali e organizzative dei Quartieri a fronte di tagli progressivi che ne hanno limitato la capacità d’azione. Ma ribadiamo che non è solo questione di organizzazione ma soprattutto di ruolo.

Prospettive:

Bisogna pensare non solo al futuro assetto dei Quartieri (la prossima legislatura per intenderci) ma è necessario concentrarsi con attenzione sull’attuale assetto , ripartendo dall’attuazione dei 10 punti ma soprattutto dei criteri direttivi approvati nel 2010 (anche perché mancano più di 2 anni di mandato in cui si possono fare tante cose). Insomma bisogna procedere in parallelo, su due tavoli contemporaneamente.

Di fatto allo stato attuale la proposta a lungo termine divergono in maniera evidente. Da una parte si richiede il rafforzamento delle deleghe con nuovi budget e nuovo personale qualificato dall’altra si prevede uno smantellamento completo dell’esperienza dei Quartieri per come oggi li conosciamo.

Infatti la bozza di proposta a lungo termine, apparsa su La Repubblica a metà Agosto, non inserisce modifiche stravolgenti dell’impianto originale, si tratta infatti di una riforma assolutamente parziale: ci sono i tagli ma manca lo sviluppo tanto per citare le recenti manovre del nostro governo: in sostanza si limitano i consiglieri senza apportare altra soluzione aggiuntiva di carattere strutturale visto che la principale novità, ovvero la citata “partecipazione”, è già uno dei primi compiti essenziali del Quartiere. La parola partecipazione si sostanzierebbe nella organizzazione a cadenza annuale di un incontro sul territorio, una sorta di istituzionalizzazione dei cento luoghi : a tale proposito faccio notare che il Quartiere attualmente ne fa molti nell’arco di un anno ne fa molti di più.’ L’unica vera novità (condivisibile) è l’individuazione da parte del Presidente dei cosiddetti “Responsabili per territorio” in grado di coprire tutti i territori del quartiere.

La riduzione dei consiglieri comporta inoltre dei rischi: sempre meno potere alla politica (soprattutto quella delegata e decentrata) e più potere in mano ai dirigenti: a tale proposito mi piace ricordare che i consiglieri sono eletti dal popolo, con un cumulo di centinaia e centinaia di voti.

A mio avviso a prescindere dal modello quello che conta è la volontà, come ammise con trasparenza un ex componente della giunta Comunale affermando con candore che: “è mancata la volontà di applicare il modello del decentramento cosi come era stato impostato dalla Giunta e dal Consiglio comunale”

Questo è il passaggio fondamentale: non è tanto importante il modello se manca la volontà di metterlo in pratica da parte chi detiene le redini politiche e i cordoni della borsa della macchina comunale. D’altra parte se c’è la volontà di mettere in piedi un modello che annulli di fatto il decentramento, di fatto questo inevitabilmente accadrà.

Lo dico con rammarico rivendicando un ruolo fondamentale che il Quartiere esercita: ovvero di riportare in centro le istanze dei cittadine ma anche elaborarle per dare un contributo alla pianificazione ad alti livelli (basti pensare al Piano Strutturale)

Su un piano tecnico di fronte alla prospettiva di disperdere l’esperienza dei Quartieri vogliamo lavorare invece lavorare ad un modello che, ben lungi dall’essere alternativo o ancor peggio competitivo con quello dell’Amministrazione e che giustamente potrebbe essere tacciato di doppione e di appesantimento burocratico, lasci ai singoli Quartieri le proprie capacità di programmazione e pianificazione e gli strumenti necessari per attuarle per mettere a frutto così le conoscenze dei singoli problemi sul territorio e i contatti con le associazioni e i singoli cittadini che i consiglieri raccolgono nell’ambito del proprio mandato.

Prima poi di parlare di tagli e riforme sarebbe ad esempio più saggio iscrivere la nuova proposta in una alveo più ampio: quello dell’area metropolitana.*

Di fatto anche il piatto forte della partecipazione funziona a singhiozzo perché le notizie arrivano agli organi politici del Quartiere (commissioni, collegio ecc) per vie traverse, per dei sentito dire e non seguendo le procedure ordinarie indicate nei criteri direttivi. Si ritorna dunque al concetto della volontà: la partecipazione da parte del Quartiere può essere senz’altro migliorata (perché anche noi scontiamo arretratezze e difficoltà di vario tipo) ma funzionerà davvero solo se dall’alto ci sarà la disponibilità a far veicolare con trasparenza e continuità le informazioni.

Ci vuole qualcosa che non può essere scritto in un regolamento: ci vuole fiducia. Ci vuole fiducia, fiducia reciproca: laddove infatti è stato riconosciuto il lavoro, le conoscenze e le prerogative del Quartiere sono stati ottenuti dei risultati significativi. Purtroppo la fiducia ci è stata concessa a macchia di leopardo in nome spesso di una autosufficienza dei livelli superiori. Come in tutti gli ambiti la collaborazione e l’unione delle forze sono carte da giocare per ottenere risultati migliori sempre nel rispetto dei rispettivi ruoli.

Da qui l’importanza di un confronto continuo e concreto con la Giunta e con il Partito dall’altra e noi ci saremo con il nostro bagaglio di esperienza (piccolo o grosso che sia) per cercare di trovare una soluzione migliore per il decentramento, volontà superiore permettendo.

* Non a caso in uno dei tanti documenti di lavoro sulla nuova area metropolitana si legge che: “L’attuale ruolo assegnato ai Quartieri, avamposto dell’Amministrazione nell’erogazione dei servizi di base e sede privilegiata di ascolto e partecipazione, deve trasformarsi e vederne valorizzata la capacità programmatoria (risorse assegnate su progetti e programmi, non su base storica), di localizzazione degli sportelli e di definizione di standard omogenei di prestazione o intervento sul territorio comunale, rafforzando tramite tali strumenti (programmazione e standard) il rapporto con tutti quei settori dell’Amministrazione che, per funzionalità organizzativa ed economie di scala, restano centralizzati”

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